La telenovela della darsena di Pinetamare

2013-05-03 0262013-05-03 027Dopo lo scandalo delle terre dei fuochi in questi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria “telenovela” (come l’ha definita Enzo Ammaliato): quella della Darsena e del porto turistico a Pinetamare. E’ una vicenda che ha dell’incredibile per il ruolo perverso che ricopre la burocrazia e la pubblica amministrazione.

Una volta tanto ci troviamo in presenza di un organo pubblico, come il Commissario Straordinario del Comune di Castel Volturno, che con una ordinanza intima alla Marina di Pinetamare (famiglia Coppola) di intervenire per mettere in sicurezza e ripristinare le condizioni di vivibilità in quella che una volta era una darsena e che oggi è diventata una cloaca a cielo aperto, con gravi rischi ambientali e per la salute dei residenti. E chi blocca tale ordinanza: un altro organo pubblico come la Capitaneria di Porto che richiede alla Regione Campania una certificazione con un timbro, tra l’altro già apposto (ma solo per la realizzazione del Porto Turistico, un grande progetto per il futuro dell’intera comunità domiziana). Per ironia della sorte, stiamo parlando di una darsena chiusa da cinque anni, con pesanti ripercussioni sulle attività stesse della Capitaneria e dei pescatori, che non possono svolgere le loro attività sia di vigilanza che economiche.

Cose da non crederci! se non si procede con urgenza alla bonifica e messa in sicurezza del sito trasformato in fogna, di quale futuro parliamo. E’ questo uno dei punti cruciali che riguarda alcune aree inquinate, dalla costa all’entroterra tra Caserta e Napoli. Da qui il carattere emblematico che assume la vicenda della Darsena di Pinetamare. Su questo dovrebbero cimentarsi le forze politiche e sociali che intendono scendere in campo per le prossime elezioni amministrative, per far sentire il loro peso con proposte programmatiche e progetti adeguati. Anche le associazioni del terzo settore e quelle culturali dovrebbero scendere in campo e far entire la loro voce. Non si può “continuare ad espettare” il miraggio del porto turistico. Bisogna scendere in campo ed indignarsi nei confronti dell’inerzia degli imprenditori e delle lungaggini della burocrazia. In primo luogo occorre una presa di coscienza,  un vero e proprio risveglio degli attori politici e sociali del territorio.

 Per battere i poteri forti (a partire da quelli ciminali) è necessaria una rinnovata capacità di mobilitarsi del modo civile, di una lotta per affermare i diritti fondamentali dei beni comuni con una partecipazione di cittadinanza attiva e delle competente. Su questo la rete delle piazze del sapere e dei colori sta cercando di dare un contributo per promuovere la cultura come fattore di coesione sociale, a fianco delle istituzioni e degli enti impegnati per il rispetto delle regole e di una civile convivenza.

Pasquale Iorio                                           Caserta, 22-02-2014

Aislo

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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