GRAZZANISE: GIOVANNI D’ELENA: “PUNTIAMO ALL’ONORE, AL RISPETTO, ALLA CONDIVISIONE”

             GRAZZANISE Il Volturno al 20 agosto 2017                 Gli scouts si riorganizzano sul territorio, dopo le interrotte esperienze targate “Padre Monticelli”

 

                              Affiancati nel percorso formativo dai capi brevettati Maurizio Paolucci e Antonio Santagata

 

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Pensiamo positivo, nonostante tutto. E pensando positivo appunto non possiamo non puntare sulle eccellenze giovanili grazzanisane, quelle che ancora rimangono in un paese devastato dalla cocaina e da altri allarmanti idoli della contemporaneità. Infatti, in tante sono partite, non tornano. Ed eccellente è senza alcun dubbio il giovane ingegnere Giovanni D’Elena. Solare come il sole in maiolica piazzato sullo sfondo per un clic dello scorso febbraio, al termine di una conferenza di presentazione del progetto-scout risorto a Grazzanise dopo le interrotte esperienze targate “Padre Francesco Monticelli”, che, con Ugo Zona e Gerardo Rullo, anni fa aprì ammirevolmente il varco. Occhi lungimiranti, quelli di Giovanni, e misurato sorriso. Determinazione culturale, professionale e sociale: enorme!

Gli chiediamo: –Come e perché ti stai impegnando? “Con l’intento e la voglia di creare e salvaguardare una coscienza da buon cittadino capace di saper affrontare la vita in qualsiasi occasione dinanzi a qualsiasi problema”. E questo senza batter ciglio. –Che funzione hai e con chi la svolgi? “In qualità di capo in fase di formazione e affiancato dai capi brevettati Maurizio Paolucci e Antonio Santagata stiamo attualmente affrontando un percorso scoutistico con circa venti ragazzi e ragazze di età compresa tra i 10 e i 18 anni”. –Cosa fate adesso? “Ogni anno nel periodo estivo i ragazzi partecipano ad un campo estivo con un tema ben preciso. Nello specifico quest’anno la tematica ruotava intorno alla figura dei Cavalieri con lo scopo di trasmettere, ad una gioventù sempre più in crisi, valori come l’onore, il rispetto, la condivisione. Durante il campo i ragazzi imparano ad essere autonomi a capire i propri limiti e superarli”.

Dunque, mentre il Comune affonda sempre più nel pantàno, quest’aliquota giovanile molto seriamente scommette sull’onore, personale e collettivo. Speriamo che il gruppo si raddoppi, si triplichi presto!                                    E da settembre, ropp’ a’ Maronn’? “Da settembre ricomincia il percorso di un anno intervallato da un primo campo invernale, varie escursioni mensili ed il nuovo campo estivo conclusivo, tutto ciò a stretto contatto con la natura. L’anno scout ha il preciso scopo di scoprire e coltivare i talenti di ogni ragazzo: dall’arte alle tecniche manuali, affiancato ad un percorso di crescita spirituale volto ad una presa di coscienza di sé stessi e del proprio ruolo nel gruppo e nella società”.

Al di là delle incipienti competenze professionali, D’Elena si propone, senza sicumera, come prototipo di servizio educativo e difensore dell’ambiente naturale. Idee chiare, animo nobile: tutto evidentissimo. Conseguentemente, linguaggio preciso, essenziale, a limpido sfondo morale …e autenticamente civico. Meglio diremmo: “impegno civile” profuso in formazione pedagogicamente fondata com’è quella che deriva da una rete internazionale qual è il movimento scoutistico! Robert Baden-Powell (1857-1941), educatore e scrittore inglese, celebre per essere stato il fondatore mondiale del movimento, affermava: “Il servizio non è solo per il tempo libero. Il servizio dev’essere un atteggiamento della vita che trova modi per esprimersi concretamente in ogni momento”. Il popolo grazzanisano dovrebbe ricordarlo, ogni giorno, agli amministratori comunali e specialmente agli assessori …distratti. E ancora spiegava: “Il campo è la parte gioiosa della vita di uno scout. Vivere fuori, all’aperto, tra montagne ed alberi, tra uccelli ed animali, tra mare e fiumi, in una parola vivere in mezzo alla natura di Dio, con la propria casetta di tela, cucinando da sé ed esplorando: tutto questo reca tanta gioia e salute, quanta mai ne potete trovare tra i muri ed il fumo della città”. Vada il popolo a spiegarlo ai predetti, che non hanno il tempo di far rimuovere le sponde di un vecchio stupidamente abbattuto ponte in ferro che giacciono neglette da oltre trent’anni sul letto del Volturno!

 

 

 

 

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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